Al RetroBit Lab ci divertiamo a fare cose semplici con materiale di recupero. In questo articolo mostriamo un piccolo adattatore atx to Amiga.
I vantaggi sono fondamentalmente 2:
– Preservare l’alimentatore originale (gli alimentatori pc sono ampiamente reperibili)
– Alimentare a dovere un Amiga espanso (talvolta gli alimentatori originali hanno amperaggi “stretti”)

Materiale utilizzato:
– Scatola di puntine vuota (la mia preferita per tante attività)
– Un’interruttore recuperato da un alimentatore morto
– Connettore ATX recuperato da una scheda madre morta. Questo è un pò difficile da trovare in commercio, ma il mondo è pieno di schede madri morte.
– Cavo con connettore power amiga recuperato da un alimentatore morto (e lo so, è una moria…)

Questo è il materiale utilizzato da noi, ma rispettando lo schema dei cablaggi il limite è la fantasia, potete usare quello che vi pare.

Lo schema dei voltaggi si trova facilmente in rete. Ricordate che lo standard ATX esiste in 2 versioni: 1.0 e 2.0. Il primo ha 20 pin, il secondo 24. Trovate i voltaggi necessari(+12, -12 e +5) in entrambi gli standard.

Il tutto è compatibile con A500, A600 e A1200.

EDIT: Mi è capitata fra le mani una scatoletta di qualcosa Oral B, che è altrettanto idonea al lavoretto 🙂
Ho aggiunto le foto alla galleria.

 

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Il retromondo è in fermento, e questo porta sempre più appassionati a dare il proprio contributo, nelle forme più disparate, come nel caso dell’a1200 bifrost, un rimpiazzo per i classici led power/hd/floppy del 1200.

E’ un oggetto che si limita a modificare esteticamente parte del 1200, e per questo potrebbe passare come supefluo. Ma credetemi, vedo talmente tante stronzate e a prezzi ingiustificabili che mi fa piacere supportare chi vive questa passione con la necessaria leggerezza, e che ripone una cura dei particolari che non è per nulla scontata, neanche nei prodotti molto costosi.

Ma veniamo al prodotto. L’impatto è molto gradevole. All’interno della busta troviamo una scatolina molto curata con informazioni sulla revisione, un disclaimer e un messaggio d’amore verso il computer in oggetto. Il tutto affiancato da un biglietto di ringraziamento.

Nella scatoletta troviamo un manuale stampato su un foglio a4 con informazioni dettagliate che non lasciano spazio a dubbi di sorta, due rondelline di gomma, una “chiavetta” stampata in 3d per la pressione dei led, e la piccola board con i led.

Il montaggio è di una semplicità disarmante. Una volta aperto il case, si svitano le 2 viti del gruppo led originale, si scollega il cavo dalla scheda madre, si monta il Bifrost, si collega il cavo sulla scheda madre, si richiude il computer. Tempo stimato: 5 minuti. 10 perchè siete pigri.

A computer spento non noteremo differenze evidenti fra i due prodotti. Una volta accesso il computer, i led saranno sui colori classici, riprogrammabili in centinaia di combinazioni fra colori, intensità e effetti. Potete spaziare da qualcosa di sobrio a qualcosa di estremamente tamarro. Express yourself!

Nelle foto ho provato un pò di colori a caso, ma a breve troverò la combinazione più tamarra possibile.

L’A1200 Bifrost viene venduto a €16,95 euro + spedizione. Non male per un prodotto homemade.

http://www.a1200bifrost.com/

 

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Credo di aver visto il mio primo Amiga a 13 anni, nel 1989. Era un 500, a casa di un amico. Fece partire “Beach Volley”, e io che ero abituato agli 8 bit del mio c64, rimasi praticamente folgorato dalla musica e dalla grafica dell’intro.

Tornato a casa, e per i mesi successivi, martellai mia madre per averne uno. La situazione economica non permetteva di spendere 750.000 lire per un amiga 500. Ma dato che non esiste niente di peggio di un adolescente che martella senza sosta, riuscì ad avere da un amico di famiglia, e per sole 500.000 lire, un Amiga 1000, espansione frontale da 256kb, un monitor philips a colori e un paio di posso pieni di dischi.

Fra gli amici, il 1000 era visto come una macchina vecchia, difficilmente espandibile e solo col ks 1.2. Ma la situazione cambiò quando aggiunsi un bel mega di ram extra, per sole 280.000, con a corredo 2 kickstart custom, 1.2 e l’agognato 1.3. L’utilizzo più frequente del l’extra ram era copiare il disco di un gioco multidisco in RAD:, ed evitarmi qualche cambio dischetto (con i giochi su 2 dischi lo evitavo completamente). Non vi annoio col resto delle mie abitudini.

Purtroppo, un paio di anni dopo, venne il giorno in cui la curiosità mi spinse a smontarlo, e feci danni un pò ovunque, soprattutto al case. Ma il danno più bello scaturì dalla domanda “ma perchè il cavo floppy deve essere saldato?”. Nel tentativo balordo di dissaldarlo, ho distrutto il mondo.

Il computer fu messo da parte, e per lavoro sono sparito da casa per parecchi anni. E sapete bene che un computer lasciato incustodito è facile vittima delle manie di ordine di una mamma. Finì quindi relegato in cantina, nella fredda umidità. Alcuni anni fa lo portai a casa, e nel tempo ho cercato di farlo funzionare di nuovo. Con molta calma sono riuscito a sistemare il cavo e riparare le piste. E magicamente riprese a funzionare! Ma non il drive… Un amico mi ha donato un drive di un amiga 500, che con una leggera modifica esterna ha sostituito perfettamente il vecchio drive. Altro problema era la tastiera, molti tasti non andavano. Ma dato che il 1000 ha una super tastiera, ho dissaldato ogni tasto, smontato totlamente, ravvivato la meccanica e poi risaldato il tutto. Ora la tastiera risponde che è una bellezza.

Bene. possiamo ritenere il computer resuscitato.

Ma rimangono i danni al case… Viti perse, graffi profondi… Non potevo lasciarlo così. Incurante delle urla dei puristi (che urleranno ancora, a breve) ho CARTEGGIATO l’intero case e la tastiera. Ho usato una carta finissima, e ci ho messo una vita. Ho poi usato un prodotto venduto come protettore per plastiche, pagato pure caro. Ma a molti mesi di distanza, devo dire che ha funzionato. Non so che prodotto sia, l’odore è quello di un solvente (da qui la rassegnazione della presa per il culo), ma devo dire che ha protetto davvero la plastica. Senza usare alcun prodotto, qualsiasi cosa appoggiassi sul 1000 lasciava una traccia nera, cosa che non è più successa dopo. Non è oleoso, il computer è liscissimo, sembra velluto. Purtroppo, nell’enfasi da carteggio ho cancellato i colori del logo amiga…

E per fortuna anche qui è corso in aiuto un amico, che mi ha fornito un frontalino in ottime condizioni. Ovviamente è leggermente giallo rispetto al resto del computer, ma è perfetto così. Ora il compagno di una vita è tornato bello come il sole 🙂

Le foto sono state fatte nel corso di molti mesi, e purtroppo non ho trovato le foto del “prima”. 

 

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Un amico mi chiese di tentare di riparare un Vectrex in condizioni critiche. Esteticamente era malmesso, cavo alimentazione tranciato e joypad che andava per i fatti suoi.

Sistemato il cavo d’alimentazione, ho proceduto direttamente alla sistemazione del joypad, credendo che il problema risiedesse li. L’ho smontato, pulito, ho cambiato i cavi, ho rifatto le saldature e disossidato per bene il potenziometro dello stick.

 

 

 

 

Convinto di aver risolto tutto, collego il joypad, comincia il gioco e… niente. Stesso problema.

Scollego il joypad e guardo il connettore sul Vectrex: pin 9 tranciato, che in questo caso porta la -5v. Procedo quindi allo smontaggio totale del Vectrex, che si è rivelato di una scomodità unica, avendo le schede unite da cavi saldati. A questo punto, ne approfitto per fare una bella pulita. Si notano subito passati tentativi di riparazione, con segni di saldatore in varie parti.

Ho dissaldato il connettore utilizzando il mio saldatore con punta del 1855 (poi l’ho cambiata 🙂 ). Ho sostituito il pin modellando una graffetta e utilizzando della colla a caldo per fissarla nel foro. Una volta solidificata la colla, ho proceduto alla rimozione degli eccessi e alla risaldatura del connettore.

 

 

 

 

Una volta sistemato il pin, il joypad è tornato a funzionare alla perfezione. Approfittando del fatto che avevo con me la cartuccia diagnostica, ne ho approfittato per calibrare la geometria. Ultimo tocco di pulizia e il Vectrex è tornato a splendere.

 

 

 

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In uno dei lotti recuperati in giro, spuntò fuori un meraviglioso Atari 2600 lightsixer, completo di joystick, cavo rf e alimentatore. Condizioni estetiche ottime.

Mi affrettai a testarlo, provando ad inserire una cartuccia, ma il connettore era bloccato.

Senza perdermi d’animo, smontai il tutto pensando ad un piccolo difetto della molla che gestisce la striscia di plastica che funge da anti polvere.

Purtroppo constatai con orrore che il blocco del connettore era strato letteralmente stracciato, portandosi dietro un pò di tutto… stagno, piste e le mie sonore imprecazioni.

Per fortuna si è trattato “solo” di ricollegare un pò di piste. Operazione effettuata utilizzando i miei adorati fili dei cavi Ide/Floppy.

Alla fine, il 2600 è vivo e vegeto, ed è sempre presente ad ogni attività esterna del gruppo.

 

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Tempo fa acquistai una serie di gommini trasparenti della 3M. Questi gommini si sono rivelati validi sostituti delle ventose dei cari vecchi joystick. Una volta applicati, i controller si inchiodano al tavolo. Attrito ai massimi livelli.

La trasparenza di questi gommini però, rende visibile il buco lasciato dalla ventosa. Come sistemiamo questa cosa? Ma con dei bellissimi led rigorosamente bianchi e a luce fredda alimentati dalla 5v del computer al quale collegheremo il joystick.

Materiale utilizzato:
– Gommini della 3M comprati al Lidl
– piccoli led piatti presi da una striscia
– un cavo joystick che abbia 7 fili. I joystick normali necessitano solo di 6 fili (4 direzioni, 1 fire, 1 gnd), quindi non potremmo collegare i 5v necessari al funzionamento dei led
– fili recuperati da cavi IDE 40 pin per i collegamenti interni

Una volta collegati i poli positivi dei led alla 5v e i negativi al ground, si collega il joystick al computer e si comincia a cantare “Jingle Bells!” 🙂

 

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